
ARTURO VARVELLI: DALLA CACCIATA AL TRATTATO DI AMICIZIA CON LA LIBIA
Data: Tuesday, 14 July @ W. Europe Daylight Time Argomento: Notizie ed informazioni dalla Redazione
Con il libro L’Italia e l’ascesa di Gheddafi, Arturo Varvelli ( arturo.varvelli@hotmail.it) ha sicuramente affrontato uno dei nodi più controversi della nostra recente storia nazionale: la cacciata degli italiani dalla Libia nel 1970. Torinese, esperto di politica e storia internazionale, ricercatore presso l’Ispi (il noto Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) di Milano, Varvelli ha saputo affrontare questo argomento che, per molti anni, è stato un vero tabù, con grande equilibrio e molti do*****enti ufficiali. Edito da Baldini Castoldi Dalai editore ( www.bededitore.it – info@bededitore.it) il libro spiega con diversi particolari fino ad ora poco conosciuti come si è arrivati dopo tanti anni all’accordo di Amicizia con la Libia che prevede, tra l’altro, un risarcimento da parte italiana di 5 miliardi di euro in vent’anni per i danni causati dal periodo coloniale: una scelta che ha fatto storcere il naso a molti italiani, anche durante la recente e prima visita di Gheddafi nel nostro Paese. Soprattutto ai venti mila italiani che senza colpe personali hanno perso tutto e che per molto tempo sono stati completamente dimenticati da Roma in nome degli affari e del petrolio. Con Varvelli abbiamo cercato di approfondire i termini di questo accordo di amicizia anche in chiave futura. (Cliccare sotto su Leggi tutto)
Cosa l\'ha spinta a scrivere questo libro?
Innanzitutto la possibilità di poter consultare do*****enti completamente inediti, e principalmente quelli degli archivi italiani del Ministero degli affari esteri. È stata una possibilità unica per poter comprendere quel periodo storico e che ha dato valore alla ricerca. Poi la curiosità verso il personaggio Gheddafi, sempre raccontato in maniera troppo stereotipata dai media, e verso alcune vicende storiche come l’espulsione degli italiani dalla Libia.
Che giudizio complessivo può esprimere rispetto all\'accordo di amicizia recentemente siglato dall\'Italia con la Libia?
Il giudizio complessivo è positivo. L’accordo pare aver chiuso un contenzioso che si trascinava da decenni ed aperto una vera nuova pagina nelle relazioni tra i due paesi. Penso che, soprattutto sotto il profilo economico, nonostante sia l’Italia a farsi carico degli oneri contenuti nel trattato, sia un accordo vantaggioso per entrambe le parti e che costituisca un quadro di riferimento per gli accordi futuri tra i due paesi. C\'è chi sostiene che sarebbe stato meglio restare fedele al progetto libico originario di costruire una grande strada. Almeno avremo avuto qualcosa di tangibile e visibile in eterno del contributo italiano. Lei cosa ne pensa?
Non è detto che non si faccia. Nell’accordo si lascia ai libici la possibilità di ottenere 250 milioni di dollari all’anno per 20 anni da utilizzare in “opere infrastrutturali”. Sta ai libici decidere se si costruirà un’autostrada o altre opere pubbliche. Forse sarebbe stata più suggestiva la costruzione dell’autostrada, ma toccava ai libici decidere cosa desideravano maggiormente. Si è stabilita una somma totale di risarcimento anche per evitare proprio che il prezzo fosse messo continuamente in discussione.
Non teme che il contratto, così come è stato articolato, possa facilmente determinare delle controversie (anche artificiose) tra le parti, soprattutto quando si tratta di quantificare il valore delle singole opere? In parole povere, non c\'è il pericolo che da un momento all\'altro tutto possa essere rimesso in discussione?
Si, in effetti non è detto che non si possano verificare controversie sul singolo valore di ogni costruzione. Le opere non saranno sottoposte al vincolo degli appalti europei che stabiliscono specifici criteri di concorrenza, per cui potrebbero verificarsi problemi. Tuttavia io non credo che sia interesse italiano, né libico, che ciò accada. La Libia ha bisogno di opere, tecnologia e know-how per il proprio sviluppo interno e l’accordo con l’Italia offre tutto ciò. Certo all’interno degli organi predisposti dal trattato, come i vari comitati misti, bisognerà farsi valere poiché i libici, come sappiamo sono abilissimi nell’arte del contrattare.
Quali sono, a suo giudizio, i rischi maggiori che, a breve e medio termine, corrono i rapporti italo libici?
I rischi maggiori sono due. Il primo legato all’immigrazione clandestina. La Libia sembra avviata verso la strada della collaborazione, ma bisogna ricordare che non è facile il controllo di migliaia di chilometri di coste e potrebbero verificarsi comunque sbarchi o incidenti. Le polemiche che ciò innescherebbe, soprattutto sulla questione dei respingimenti, potrebbero rendere difficoltosi i rapporti. Il secondo problema è legato alla situazione interna libica, allo sviluppo, alla trasformazione dell’economia libica in chiave più moderna e meno dipendente dalla rendita petrolifera, e anche alla successione del leader Gheddafi. Qui i problemi sociali, anche legati ad una disoccupazione crescente potrebbero avere conseguenze negative anche nei rapporti internazionali della Libia. Le ipotesi possono essere diverse, da una involuzione ancora più repressiva del regime, alla comparsa del fondamentalismo islamico. Per quanto riguarda la successione, seppure Gheddafi goda di buona salute, non vi sono certezze: vari figli con diverse propensioni, da Saif al Islam a Mutassim, sembrano essere interessati a rimpiazzare in futuro il padre.
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